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14/07 2026

#Benefattori Dalla spedizione dei Mille alla cura degli infortuni: la preziosa eredità di Francesco Ponti

— di Valentina Castellano Chiodo

Una vita spesa tra l’ideale patriottico, la passione per il mondo e l’arte. La sua ultima battaglia per aiutare l’assistenza medica milanese, vive ancora oggi nel Padiglione del Policlinico di Milano a lui dedicato.
 

Imprenditore, patriota, collezionista e viaggiatore: la figura di Francesco Ponti (1832-1895), membro di una nota famiglia tessile di Gallarate che produceva e commerciava il cotone, unisce il successo nel lavoro a un forte senso di responsabilità verso gli altri. Da giovane combatte in prima linea per l’Unità d’Italia nelle guerre d’Indipendenza e nella spedizione dei Mille con Garibaldi. Posate le armi e consolidata la carriera si dedica alle sue grandi passioni: l’arte e i viaggi in Europa, Asia e Africa. In punto di morte non avendo eredi diretti, compie un’ultima valorosa battaglia, lasciando un segno profondo e benefico, dedicato a Milano.

Il Legato: una visione e la fondazione per la tutela del lavoro
Il testamento di Francesco Ponti dimostra una straordinaria generosità e una grande visione sul futuro della medicina. Al Comune di Milano lascia la sua ricca collezione d’arte (ceramiche, quadri antichi e orologi), mentre ai nipoti Ettore, Emilio e Amerigo affida la somma di 600.000 lire, una cifra enorme per l'’epoca, con il compito di destinarla a un’opera di bene, come scrisse: "a favore di una benefica istituzione già esistente o fondandone una nuova". La famiglia sceglie una via del tutto nuova e fonda una nuova realtà annessa alla Ca’ Granda, denominata "Causa Pia Francesco Ponti per gli Infortuni sul lavoro". Grazie a questo fondo, l’Ospedale può costruire due padiglioni moderni, interamente dedicati alla cura medica, chirurgica e al recupero funzionale dei lavoratori rimasti feriti sul posto di lavoro.

 

Il Padiglione Ponti: dal 1900 ai giorni nostri
Dei due nuovi edifici uno, progettato dall’architetto Emilio Speroni e inaugurato il 12 novembre 1900, era inizialmente destinato alla chirurgia; dopo i bombardamenti del 1943 e la ricostruzione ospitò invece la clinica neurologica. Nell’altro edificio, inaugurato nel 1902, fu allestita la “Sezione meccanoterapica” ovvero di fisioterapia; nel 1950 questo padiglione fu dedicato a “Enrica e Pietro Moneta”, spostando l’intitolazione “Francesco Ponti” al padiglione “Accettazione Guardia”.
I due edifici di primo Novecento sono stati demoliti nel 2012 per la costruzione del modernissimo monoblocco, mentre mantiene il titolo di Padiglione Ponti quello che è una delle sedi più affollate e conosciute del Policlinico di Milano, un riferimento che continua ad aiutare i cittadini ospitando il Centro Prelievi, la Gastroenterologia ed Endoscopia e numerosi sportelli per i ticket e le prenotazioni.

 

Il ritratto di De Albertis: l’ultimo chiaroscuro del maestro e gli occhi di Ponti
Per ricordare questo grande uomo, l’Ospedale chiede un ritratto celebrativo al pittore Sebastiano De Albertis. L’artista lavora in fretta e termina l’opera nel marzo del 1897, modificando lo sfondo rispetto ad altri lavori per mettere in risalto proprio il titolo di Cavaliere di Francesco Ponti e il suo dono all’ospedale. Il quadro colpisce per il forte gioco di luci e ombre, uno stile intenso che racconta gli ultimi mesi di vita del pittore, che scompare poco tempo dopo lasciando alla Quadreria del Policlinico di Milano uno dei suoi ultimi capolavori.
Oggi il nome di Francesco Ponti viene pronunciato come ieri migliaia di volte, ricordato costantemente da pazienti e operatori sanitari: il suo padiglione resta un punto centrale e operativo dell’Ospedale, accompagnando il lavoro di una struttura che ogni giorno accoglie migliaia di persone. Nel frattempo il suo ritratto, custodito nel caveau dell’Archivio Storico, emana ancora luce: con quel volto serio e i folti baffi a punta, il benefattore sembra guardare oltre le pareti della nostra collezione d'arte, indicandoci la strada verso il futuro.

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