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Il padiglione, nato sull'area dell'antico monastero di Sant'Antonino come Convitto e Scuola
per Infermiere, fu inaugurato il 16 dicembre 1934. Dopo l'aggiunta di un piano nel 1960,
la struttura mantenne la sua funzione originaria fino agli anni Ottanta. Successivamente ha
ospitato la Direzione Sanitaria e l'Ufficio Relazioni con il Pubblico dell'Ospedale Maggiore
Policlinico.

Nel corso del 2006 è stato consegnato alla Fondazione Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena il progetto
preliminare per la nuova sede dell'Istituto Nazionale di Genetica Molecolare (INGM)
prevista sull'area occupata dal padiglione Invernizzi, che abbiamo deciso di
demolire e ricostruire. Si tratta di un progetto ambizioso, già interamente finanziato
grazie a una donazione dei coniugi Romeo ed Enrica Invernizzi ai quali il padiglione è
intitolato. L'attività svolta dal nuovo padiglione sarà soprattutto la ricerca di
altissimo livello. Saranno ospitate attività di genetica molecolare, del Biological
Research Center (BRC) e del Nord Italia Transplant program. Il nuovo padiglione
permetterà così anche un più efficace riordino delle attività rimaste al Marangoni.
Il progetto è partito già nel 2004, con la donazione Invernizzi e un fondo dello Stato;
nel 2005 è stata indetta una gara europea per la progettazione, vinta dagli inglesi di
Turner & Townsend e dalla Politecnica Ingegneria di Modena che, nel pieno rispetto dei tempi,
hanno consegnato il progetto preliminare. Sentendo parlare di 'nuovo padiglione' e non di un
semplice restauro conservativo, c'è chi potrebbe avere delle perplessità: ma garantiamo che
l'estetica è stata studiata con cura, soprattutto perché l'edificio affaccia sulla via Sforza,
una zona delicata per le sue testimonianze storiche, come il complesso della Ca' Granda sede
dell'Università e la chiesa di San Nazzaro in Brolo. L'interesse del progetto è dato anche
dall'importanza riservata alla costruzione del consenso di tutti gli attori coinvolti: Comune
e Soprintendenza sentiti in ogni momento di sviluppo progettuale, così come gli operatori che
dovranno sviluppare le proprie attività nel nuovo edificio. Per usare una metafora, questa è
stata una sfida di altissima tecnologia, che è stata vinta nel rispetto dei tempi, dell'estetica
architettonica, della funzionalità dal punto di vista gestionale, con l'applicazione di soluzioni
tecnicamente avanzate e concetti di risparmio energetico. Sono infatti previsti l'utilizzo diretto
dell'acqua di falda, sistemi per il controllo dell'irraggiamento e per la schermatura della radiazione
infrarossa e, ancora, parasole automatici per la radiazione incidente. Queste applicazioni coniugheranno
il risparmio energetico con il comfort per gli addetti e le delicate attività che all'Invernizzi verranno
svolte. Come tutti i progetti complessi attivati dalla Fondazione (si pensi alla demolizione e
ricostruzione del padiglione Monteggia) anche questo è un progetto studiato nel dettaglio.
 Nel primo semestre 2006 sarà attuato lo svuotamento dell'ex Convitto Infermieri e saranno trasferite in
altra sede le attività residuali. Da un punto di vista strutturale, il nuovo padiglione avrà una forte permeabilità verso il Marangoni (facciate in vetro)
mentre la facciata verso l'ospedale e la Ca' Granda utilizzerà materiali conformi all'esistente.
Lo spazio complessivo sarà di 7.200 metri quadri. Altrettanto importanti saranno gli spazi pensati
e realizzati per le attività di comunicazione. Non solo sale riunioni, ma anche per conferenze e video-conferenze.
Le connessioni col Marangoni sono sottolineate da vari aspetti: si attiverà un percorso sotterraneo di servizio
per i trasporti di materiali e per lo spostamento degli operatori tra i due padiglioni.
Inoltre, una delle entrate principali sarà orientata verso il Marangoni, con una profonda
riqualificazione del giardino esistente. Da un punto di vista puramente estetico, le due architetture
non strideranno perchè sono testimonianze di una logica sedimentazione storica e di linguaggi architettonici
del presente e del passato, che riescono a dialogare con successo, metafora di una cultura di valorizzazione
delle differenze.
Qui di seguito due immagini che mostrano il Padiglione Invernizzi "com'era" e come sarà.
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