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07/11 2017
Salute e Ricerca

Al Parlamento Europeo esperti uniti contro le lesioni traumatiche del cervello

— di Lino Grossano

 

  Le lesioni traumatiche del cervello (TBI, da Traumatic Brain Injury), ad esempio conseguenti a un incidente stradale o a una caduta, potrebbero avere un 'peso' e un impatto minori sui sistemi sanitari, ma anche sulla qualità di vita del paziente. Un obiettivo che si può raggiungere migliorando le politiche di prevenzione ma anche aprendo a nuovi approcci nella clinica e nella ricerca. E' questa in sintesi la posizione della Commissione The Lancet Neurology Commission on TBI, intervenuta oggi al Parlamento Europeo.

  La Commissione si è rivolta ai politici, ai finanziatori e alle associazioni di pazienti, nonché ai professionisti della sanità. Guidata da Andrew Maas (dell'Università di Anversa, Belgio) e da David Menon (Università di Cambridge, Regno Unito), unisce le competenze di oltre 300 medici e ricercatori internazionali, tra i quali c'è Nino Stocchetti, responsabile scientifico del progetto europeo Center TBI ed esperto di riferimento per la Rianimazione Neurologica del Policlinico di Milano.

  La Commissione, con il suo lavoro, ha stabilito delle priorità cliniche e di ricerca con 12 'messaggi chiave' e raccomandazioni per ridurre l'impatto globale delle lesioni cerebrali da trauma. "Circa metà della popolazione mondiale subirà un TBI nell'arco della sua vita - hanno riportato gli esperti - e si stima che queste lesioni colpiscano ogni anno 50 milioni di persone. È la causa principale della mortalità nei giovani adulti e una causa principale di disabilità in tutte le età. Inoltre aumenta notevolmente il rischio di demenza".

  La cura e le conseguenze della TBI costano ai sistemi sanitari 400 miliardi di dollari ogni anno a livello mondiale. "Significa che circa 1 dollaro ogni 200 di produzione globale annua viene spesa sui costi o sulle conseguenze delle TBI". A incidere sono soprattutto "l'aumento dell'industrializzazione e dell'utilizzo di veicoli a motore, con il conseguente aumento di incidenti, nei Paesi a reddito medio-basso; e le cadute degli anziani nei Paesi a reddito più alto".

  La cura dei pazienti con TBI però sarebbe ostacolata da "una scarsa integrazione dei sistemi - proseguono gli specialisti - e da notevoli disparità nell'accesso alle cure. Inoltre, l'attuale gestione dei casi non è appropriato, perché non tiene conto delle cause eterogenee di questa patologia. E, cosa più importante, molti casi di TBI sono prevenibili, ma le misure di prevenzione non sono adeguatamente tradotte in legge, oppure sono poco attuate nella pratica".

  Per questo, gli esperti della Commissione hanno "stabilito priorità e raccomandazioni per affrontare le diverse sfide, per una migliore comprensione, prevenzione, cura delle lesioni traumatiche del cervello". Inoltre, hanno sottolineato l'importanza di "identificare strategie per caratterizzare meglio le TBI, per migliorare la prognosi e per attribuire a ogni paziente la cura per lui più adatta, in un'ottica di medicina di precisione".