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notizia
21/04 2016
Attualità

Giornata nazionale della salute della donna, la salute mentale al centro

— di Lino Grossano

In occasione della prima Giornata nazionale della salute della Donna, promossa dal Ministero della Salute, sono state avviate diverse iniziative a livello locale e nazionale. Abbiamo voluto, tra le tante cose, focalizzare l’attenzione anche su un tema tanto importante quanto delicato: la Salute mentale della donna, i disturbi alimentari e le dipendenze.

Antonella Costantino, direttore Unità operativa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Uonpia) del Policlinico di Milano e presidente della Società italiana di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia), coordina il tavolo che affronterà oggi proprio il tema “Salute mentale della donna, disturbi alimentari e dipendenze” nell’ambito della giornata organizzata dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

 

Professoressa, quanto sono diffusi questi problemi in Italia?

I problemi di salute mentale colpiscono fino al 20% della popolazione, con un ‘peso’ complessivo superiore a quello delle malattie cardiovascolari. Due terzi di questi problemi danno i primi segni nell’infanzia, quando sono più diffusi nei maschi, ma a partire dall’adolescenza e dalla giovane età adulta sono le donne ad essere più colpite, per effetto congiunto di variabili neurobiologiche, ormonali e ambientali. In alcuni dei disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia e soprattutto disturbi del comportamento alimentare NAS), che complessivamente riguardano circa il 2-3% della popolazione, le donne sono colpite 9 volte più degli uomini. Nella depressione, che riguarda l’11-12% della popolazione, le donne sono colpite 2 volte più degli uomini, e così anche nel disturbo borderline di personalità (1-3% della popolazione). Spesso più disturbi sono contemporaneamente presenti, e l’incrocio con eventi stressanti della vita può essere un elemento rilevante per la loro comparsa.

Come si possono riconoscere questi disturbi tempestivamente, quando (e a chi) ci si può rivolgere per chiedere aiuto?

I sintomi sono diversi a secondo del disturbo: nella depressione ad esempio la donna si sente triste senza motivo, irritabile, facile al pianto, non all’altezza nei confronti degli impegni che la attendono. E’ importante parlarne con il proprio medico, e capire con lui se si tratta di un momento di crisi passeggero o se serve un supporto mirato. Particolarmente importante è individuare la depressione in alcune situazioni che sappiamo aumentano il rischio della sua comparsa. Un esempio è quello della depressione post partum che colpisce, con diversi livelli di gravità, dall’8 al 12% delle neomamme ed esordisce generalmente tra la 6ª e la 12ª  settimana dopo la nascita del figlio. Oltre ai sintomi già descritti, è spesso presente vergogna mista a senso di colpa, perché nel sentire comune si dà per scontato che una neomamma debba essere felice in ogni istante. Si tratta di un falso mito. La paura di essere considerate delle madri inadeguate, alimentata da aspettative poco realistiche, può portare le donne a essere poco inclini a cercare aiuto ed è quindi particolarmente importante che familiari, pediatri di base e medici di medicina generale siano attenti ad intercettare i primi segni del disturbo e ad accompagnare le mamme nel percorso.
Un altro disturbo importante da identificare precocemente è il disturbo borderline di personalità, che si presenta frequentemente in adolescenza, spesso in associazione con altri disturbi come i disturbi alimentari o come trasformazione di un disturbo della condotta già presente in età infantile.
La diagnosi precoce è particolarmente importante sia per l’intenso carico di sofferenza che determina per il paziente e per i familiari sia per i rischi per la salute più in generale che comporta: le persone affette hanno frequenti comportamenti auto lesivi, come tagli, tentativi di suicidio, comportamenti a rischio, utilizzo di sostanze come tentativo di automedicazione.  Inoltre, è uno dei disturbi mentali su cui è ancora maggiormente presente lo stigma sociale.

Che supporto è possibile dare alle donne che soffrono di questi disturbi? Che percorsi di diagnosi, terapia e cura può mettere in campo il Policlinico?

Possono essere utilizzati interventi psicoterapici e di supporto psicologico o farmacologici. Il supporto e il coinvolgimento della famiglia sono molto importanti, così come la presenza di una rete sociale capace di sostenere senza colpevolizzare. Soprattutto, va sottolineato come la prognosi dei disturbi mentali sia radicalmente cambiata, oggi abbiamo risultati molto buoni anche per disturbi che fino a pochi anni fa erano considerati non trattabili come è il caso dei disturbi di personalità. E come in tutti i disturbi, la precocità dell’intervento permette di avere risultati migliori.

In Policlinico sono presenti sia un servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) che un servizio di Psichiatria dell’adulto (UOP), diretto dal professor Carlo Altamura. In entrambi vi sono iniziative mirate che cercano di dare risposta ad alcuni dei problemi descritti. Nel servizio per l’età adulta, è presente un Centro per la terapia della depressione e un  progetto per il supporto alle neo mamme e la prevenzione della depressione post partum; nel servizio per l’età evolutiva è presente un centro diurno terapeutico per adolescenti con interventi mirati per le ragazze con disturbo borderline di personalità.