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notizia
18/11 2013
Salute e Ricerca

Violenza sulle donne, quella domestica in aumento del 53% in due anni

— di Lino Grossano

I dati 2011-2013 del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica (SVSeD)
della Fondazione Ca’ Granda Policlinico

Nonostante le numerose iniziative contro la violenza sulle donne, il numero dei casi di violenza non accenna a diminuire. Anzi, i dati del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica (SVSeD) dimostrano un aumento significativo, di circa il 23% negli ultimi due anni. In particolare, le violenze domestiche sono aumentate del 53% rispetto a due anni fa, e del 15% ripetto al 2012.
Il SVSeD della Clinica Mangiagalli, Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, è il Centro di riferimento della regione Lombardia ed è un servizio di emergenza che funziona grazie alla collaborazione con la Medicina Legale dell’Università degli Studi di Milano, l’ASL Milano e il Comune di Milano. L’analisi del periodo 1 gennaio – 15 ottobre 2013 (ultimo dato disponibile) rispetto allo stesso periodo del 2011 mostra che gli accessi al servizio SVSeD sono stati 111 in più (un aumento del 23,2%), per un totale di 590. Ad aumentare sono soprattutto le violenze domestiche, che registrano un +53,4% rispetto a due anni prima. Rispetto al 2012, invece, per lo stesso periodo si sono registrati 77 casi di violenza in più, pari a +15% (513 casi in totale). Anche qui ad aumentare maggiormente sono i casi di violenze domestiche, che registrano un incremento del 44%. Rispetto al 2012, invece, sono in calo le violenze subìte dagli uomini: erano 26 l’anno precedente (3,9% del totale), mentre sono 9 nel 2013 (2,5%). Sempre analizzando i dati al 15 ottobre 2013 le richieste di aiuto al servizio di reperibilità telefonica dell’SVSeD, svolto da assistenti sociali e psicologhe, sono aumentate del 50,8% rispetto al 2012; addirittura raggiungono il 314,6%  in più se il confronto è con il 2011, arrivando ad un picco di +460% nei weekend.
Considerando il totale dei casi, le violenze sessuali sono sempre state in maggioranza rispetto alle violenze domestiche, ma nel 2013 la situazione è cambiata: se nel 2012 la violenza sessuale costituiva il 58% delle richieste di aiuto e la violenza domestica il 42%, nel 2013 la percentuale si è ridotta al 49,8%, con un aumento delle violenze domestiche che ora rappresentano il 50,2% dei casi.
In calo anche le violenze sessuali registrate sui minori: al 15 ottobre 2013 si sono contati 60 casi (16,5% del totale), metà dei quali si concentrano nella fascia 14-17 anni (29 casi), e a cui si aggiungono 24 casi di maltrattamento su minori osservati nel 2013 nel Pronto Soccorso Pediatrico della Fondazione. Nell’intero anno 2012 la violenza sui minori ha registrato 131 casi, pari al 20% del totale, con 62 episodi nella fascia 14-17 anni.
Si registra invece un aumento di casi di violenza sessuale subita da donne residenti all’estero, che si trovano momentaneamente in Italia per motivi di studio o di lavoro: erano 4 nel 2012 (0,6% del totale) e sono diventati 7 nei primi dieci mesi del 2013 (1,9%).
La fascia di età con il maggior numero di casi si conferma quella tra i 25 e i 34 anni, e registra un aumento di 3,3 punti percentuali (nel 2012 rappresentavano il 25,4% dei casi; a ottobre 2013 sono saliti al 28,7%). In aumento anche i casi nella fascia 35-44 anni (23,5% nel 2012 contro 24,6% del 2013) e quelli sulle donne con più di 55 anni (4,4% nel 2012 contro 5,2% nel 2013).
La nazionalità delle donne vittime di violenza domestica rimane equamente suddivisa tra italiane e straniere, come nel 2012_ in particolare, nel 2013 solo 9 vittime straniere di violenza domestica erano prive di permesso di soggiorno e 15 avevano già ottenuto la cittadinanza italiana. Rispetto al 2011, si è registrato un incremento significativo delle vittime di violenza domestica disoccupate (dal 14,6% del 2011 ad un 24,3% del 2013).

“In definitiva – spiega Alessandra Kustermann, direttore del Pronto Soccorso Ostetrico-ginecologico della Fondazione Ca’ Granda Policlinico e responsabile dell’SVSeD – sembrerebbe che la violenza domestica sia un fenomeno in aumento. Le spiegazioni sono molteplici: da un lato potrebbe esservi una maggiore emersione dei casi sommersi, perché le donne trovano più frequentemente il coraggio di parlarne. Dall’altro la maggiore formazione e sensibilizzazione degli operatori sanitari determina un aumento delle diagnosi di sospetto maltrattamento nei Pronto Soccorso, anche quando la persona offesa continua a nascondere la reale origine delle lesioni riportate. Tuttavia, queste spiegazioni non bastano a giustificare il numero così elevato dei casi giunti in SVSeD negli ultimi 2 anni”.
Un’ulteriore possibile spiegazione, aggiunge Kustermann, “potrebbe essere legata alla crisi economica e all’aumento della disoccupazione maschile, che determina una maggiore tendenza alla depressione legata alla perdita di ruolo sociale da parte degli uomini, una difficoltà a gestire le relazioni con la partner e con gli eventuali figli, un aumento dei conflitti famigliari per le maggiori difficoltà economiche che possono sfociare in maltrattamento psicologico e fisico. Sarebbero necessari studi più approfonditi sui partner maltrattanti per poter trarre conclusioni attendibili”. Anche per questo è importante il progetto SAFE, che rientra nell’ambito del bando di finanziamento europeo Daphne III: il progetto è appena stato presentato da SVSeD insieme al Comune di Milano, che finanzia la rete dei centri antiviolenza. “Il progetto SAFE si propone di mettere in collegamento la rete che si occupa di aiutare le donne vittime di violenza con i centri che trattano gli uomini che agiscono la violenza. Ci proponiamo di ampliare la conoscenza del fenomeno e di implementare il trattamento degli autori, per diminuire il numero delle recidive e per prevenire la violenza domestica. Anche se siamo coscienti che l’unica vera prevenzione passa attraverso un profondo mutamento culturale, le cui basi devono essere poste fin dalle scuole materne, per poter sperare che le prossime generazioni crescano con la coscienza che la diversità tra uomini e donne è una ricchezza e non giustifica il dominio di un genere sull’altro”.
Infine, viene presentato oggi lo spot “La violenza non si cancella: fermati”, realizzato da SVS-Donna aiuta Donna (SVSDAD) onlus grazie anche ai finanziamenti della regione Lombardia, del Comune di Milano e di Adei Wizo (Associazione donne ebree d’Italia). Lo spot, conclude Alessandra Kustermann, “si propone di spostare lo sguardo sugli autori della violenza e di comunicare che vi sono due numeri contattabili da loro per poter chiedere aiuto, per un cambiamento possibile”. Nello spot sono elencati tutti i centri antiviolenza che fanno parte della rete del Comune di Milano, e viene messo a disposizione il numero dell’SVSeD (02-5503-8585), attivo 24 ore su 24 per un primo aiuto telefonico alle vittime di violenza, e per dare supporto agli operatori sanitari di altri ospedali e alle forze dell’ordine. Lo spot è disponibile anche su Youtube, all’indirizzo http://youtu.be/n73hdpdPHuk.