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notizia
13/03 2013
Attualità

Quadruplicate in due anni le richieste di aiuto psicologico a causa della crisi economica

— di Lino Grossano

Al Policlinico di Milano un Osservatorio dedicato e i primi trattamenti psicosociali integrati

    La crisi economica continua a fare male, almeno sul piano della salute: in soli due anni sono infatti quadruplicati i pazienti che hanno chiesto aiuto psicologico perché hanno perso il lavoro, o per le paure scatenate dalla precarietà. A Milano, nei Centri psico-sociali (CPS) che afferiscono alla Fondazione Ca’ Granda Policlinico, i “pazienti della crisi” sono passati dagli 8 del 2010 ai 32 del 2012_ in pratica, ad oggi almeno un paziente su quindici dei CPS ha problemi psicologici unicamente a causa della crisi, e il trend è destinato ad aumentare.
Anche se si tratta solo di dati preliminari ricavati da tre centri psico-sociali della città (quelli di via Fantoli, di via Conca del Naviglio e di via Asiago), il quadro per gli esperti è piuttosto chiaro: sono in aumento le persone che chiedono aiuto per disturbi psichiatrici (ad esempio disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, dell’adattamento, problemi d’insonnia e disturbi del comportamento) che si sarebbero manifestati quasi contemporaneamente o successivamente a situazioni che hanno modificato le loro aspettative economiche e sociali, intaccando anche la sfera degli affetti e delle relazioni in genere.

Per questo il Policlinico di Milano sta progettando un vero e proprio Osservatorio sulla Crisi anche con l’obiettivo di intervenire in modo integrato su questi utenti. Il progetto, pensato insieme al direttore del Dipartimento di Salute Mentale Carlo Altamura, prevede la collaborazione degli psichiatri e degli operatori che già operano sul territorio e di giovani psicologi dedicati e appartenenti a diverse scuole di psicoterapia.
“La crisi, sommata all’attuale contesto socio-culturale della post-modernità – spiega Andrea Giannelli, responsabile del CPS di via Fantoli e coordinatore del progetto – vede negli ultimi decenni un aumento delle personalità di tipo narcisistico e dipendente, e favorisce stati mentali di disadattamento che possono sfociare in disturbi psichiatrici. La letteratura scientifica mostra che la crisi ha provocato un aumento del numero di suicidi: secondo una stima pubblicata da Lancet, in Europa sarebbero cresciuti del 60% rispetto al 2007, l’anno immediatamente precedente al crollo dei mercati. Stanno inoltre emergendo chiaramente quadri specifici legati alla disoccupazione, alla paura di perdita del lavoro e al cambiamento di prospettive socio-professionali. Con i nostri studi potremmo individuare i segni e i sintomi che caratterizzano questo particolare ‘stress da crisi’, che sembra non stia colpendo soltanto gli strati sociali più palesemente a rischio”.

I pazienti “crisi-correlati” sono sia uomini che donne, con una lieve predominanza del sesso femminile (tre casi in più). L’età media è 50 anni, anche se ci sono alcuni casi più “estremi”: il più giovane ha 25 anni, ma non mancano pazienti della terza età. “Un chiaro segno – commenta Giannelli – che le problematiche psicologiche riconducibili alla crisi economica sono trasversali a numerose fasce di popolazione”. C’è una certa eterogeneità anche sotto il profilo professionale: a chiedere aiuto sono soprattutto piccoli commercianti, dirigenti di azienda e,  paradossalmente, professionisti dell’area delle ‘professioni d’aiuto’, come educatori od operatori socio-assistenziali.

Al Dipartimento di Salute Mentale del Policlinico si sta mettendo ora a punto un protocollo d’intervento di tipo psico-sociale integrato. Grazie ai CPS distribuiti sul territorio l’utente, dopo una prima fase di valutazione, viene assistito in modo individuale, in gruppo o con un approccio integrato psico-farmacologico, a seconda del caso specifico. “Questo importante obiettivo richiede la competenza medica e specialistica di un ospedale come il Policlinico di Milano – conclude Altamura – perché solo un approccio multidimensionale è in grado di differenziare problematiche psicopatologiche prima della crisi, facendo riferimento ad uno specifico  progetto di indagine clinica allargata. Oggi c’è infatti la tendenza, soprattutto da parte dei media, di attribuire alla recessione economica situazioni anche gravi come i suicidi, che invece con la crisi hanno a che fare solo in parte. In questo modo si perde di vista la persona nella sua visione longitudinale, che non può trascurare i segnali psicopatologici anche gravi che erano già presenti prima dell’impatto psicologico e socio-ambientale legato alla crisi”.