News dal Policlinico

31/10 2012
Salute e Ricerca

Cos’è il POA? Risposte alle domande frequenti

— di Lino Grossano

In questi giorni si parla molto sui giornali di POA. Molti utenti e cittadini, però, non sanno di cosa si tratta: per questo abbiamo voluto spiegarlo con parole semplici, rispondendo ad alcune domande frequenti.

  1. Che cosa è il POA?

Il Piano di Organizzazione Aziendale (POA) è un documento che serve a riprogettare le attività e l’organizzazione dei singoli reparti. Il POA 2012 rinnova il piano presentato nel 2008 e introduce forti novità. La Fondazione Ca’ Granda ha presentato la bozza dei contenuti a tutti i prorpi medici e operatori sanitari, ai sindacati, ai rappresentanti dell’Università degli Studi di Milano e alle associazioni di volontariato, che hanno potuto commentare e proporre modifiche.

  1. Perché il POA è importante per un ospedale?

Il POA è una grande occasione per riprogrammare le attività di una struttura complessa e in continua evoluzione come quella sanitaria. Un POA progettato bene permette di eliminare tutte le inefficienze riscontrate negli anni precedenti, ma anche di potenziare i servizi, pur in un periodo di crisi economica, ad esempio condividendo e mettendo in rete reparti e competenze. Il nostro POA è un progetto ambizioso, perché vuole rivoluzionare una realtà frammentata con concetti all’avanguardia, come quello delle aree omogenee (la normalità in Europa, ma non ancora applicata in Italia).

  1. Quali sono i tempi del POA?

Entro il 15 novembre tutti gli ospedali dovranno presentare in Regione una sintesi dei rispettivi progetti. La Lombardia ha richiesto un taglio lineare di circa il 10% delle unità operative complesse (per quanto riguarda la Fondazione, la richiesta era di passare da 74 a 67 unità). Con il nostro POA abbiamo però deciso di andare oltre: non solo tagliare, ma riprogrammare perché nessun servizio andasse perduto, ma anzi si potenziasse l’efficienza delle cure.

  1. E’ vero, come dicono medici di altri ospedali, che «smantellerete le Pediatrie»?

Assolutamente no. Basta leggere il testo, che medici ed operatori hanno a disposizione dal 15 ottobre scorso. In sintesi, il problema delle malattie croniche del bambino – come ad esempio il diabete, o la fibrosi cistica – è che, quando questi bambini diventano adolescenti e poi adulti, perdono il loro medico e la loro struttura di riferimento. In poche parole, ogni bambino con una malattia cronica non ha attualmente una vera ed effettiva continuità nelle cure. Il nostro Piano prevede di risolvere questo problema, creando una stretta collaborazione tra i reparti di pediatria e le specialità mediche dell’adulto.

Continuiamo a voler credere che sia possibile un confronto sereno sui temi, ma questo andrebbe fatto basandosi sui documenti ufficiali e pubblicati e non solo sulle interviste rilasciate ai giornali.