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La Fondazione pone al centro della propria attività sanitaria il paziente, nel massimo rispetto delle sue
esigenze e della sua persona, anche attraverso un’informazione semplice e completa sui suoi diritti e doveri:
Il paziente ha il diritto:
ad essere assistito e curato con premura ed attenzione, nel rispetto della dignità umana e delle proprie convinzioni filosofiche e religiose;
ad essere sempre individuato con il proprio nome e cognome e di essere interpellato con la particella pronominale «Lei»;
ad ottenere dalla struttura sanitaria informazioni relative alle prestazioni dalla stessa erogate, alle modalità di accesso ed alle relative competenze e di poter identificare immediatamente le persone che lo hanno in cura;
ad ottenere informazioni complete e comprensibili in merito alla diagnosi della malattia, alla terapia proposta e alla relativa prognosi;
a ricevere, salvo i casi di urgenza nei quali il ritardo possa comportare pericolo per la salute, le notizie che gli permettano di esprimere un consenso effettivamente informato prima di essere sottoposto a terapie od interventi. Dette informazioni devono concernere anche i possibili rischi o disagi conseguenti al trattamento. Ove il sanitario raggiunga il motivato convincimento dell’inopportunità di informazione diretta, la stessa dovrà essere fornita, salvo espresso diniego del paziente, ai familiari o a coloro che esercitano potestà tutoria;
ad essere informato sulla possibilità di indagini e trattamenti alternativi, anche se eseguibili in altre strutture. Ove il paziente non sia in grado di determinarsi autonomamente, le stesse informazioni dovranno essere fornite alle persone di cui al punto precedente;
di ottenere che i dati relativi alla propria malattia ed ogni altra circostanza che lo riguardi, rimangano riservati;
di proporre reclami, che devono essere sollecitamente esaminati, ed essere tempestivamente informato sull’esito degli stessi;
alla presenza continua di un parente per i degenti di età superiore ai 65 anni e della presenza continua di un genitore per i bambini.
Il donna in gravidanza ha diritto:
alla riservatezza e al riconoscimento della propria dignità;
se immigrata senza permesso di soggiorno, a non essere espulsa dal Paese fino a sei mesi dopo il parto; il permesso di soggiorno può essere richiesto presso la questura competente presentando un certificato che attesti lo stato di gravidanza e la data presunta del parto;
a vivere il parto come un evento fisiologico e non come una patologia, nel rispetto della propria cultura;
ad usufruire di tecniche di parto aggiornate e, compatibilmente con le indicazioni cliniche e con la disponibilità della struttura ospedaliera, alla scelta della particolare tecnica di parto cui sottoporsi;
ad effettuare gratuitamente i controlli previsti dalla normativa vigente; a fruire della presenza di almeno una persona di sua fiducia al momento del parto e nei momenti successivi alla nascita;
a ricevere le visite dei figli anche se minori di dodici anni;
a tenere con sé il neonato al fine di agevolare l’allattamento materno e la continuità del rapporto madre-bambino.
E in base alla Legge Italiana:
ad essere informata sui propri diritti e sulle possibilità di fruire dei servizi territoriali e del supporto di associazioni a sostegno della famiglia;
di riconoscere il minore presso l’ospedale in cui è nato entro tre giorni dalla nascita oppure entro dieci giorni presso il comune di nascita dello stesso o presso il comune di residenza della madre (legge 127/97); in particolare, se la madre ha meno di sedici anni, il riconoscimento è rinviato fino al compimento del sedicesimo anno e nel frattempo il Giudice Tutelare nomina un Tutore provvisorio per il bambino (in assenza di padre maggiore di 16 anni);
di non riconoscere il neonato dichiarando di non voler essere nominata nell’atto di nascita e di essere informata di tutte le procedure conseguenti;
di interrompere volontariamente la gravidanza nei limiti previsti dalla Legge (l. 194/78); in caso di minorenne è richiesto l’assenso dell’esercente della patria potestà o la tutela. In casi particolari l’autorizzazione è fornita dal Giudice Tutelare;
di essere tutelata dal segreto professionale per ogni scelta intrapresa (l. 184/83).
Il bambino ricoverato ha diritto:
alla presenza costante di almeno uno dei genitori, nel rispetto delle esigenze organizzative del reparto;
ad avere spazio interno per lo studio, la socializzazione ed il gioco;
ad avere collegamenti con la scuola se si tratta di una degenza prolungata;
ad essere tutelato con l’intervento del Giudice minorile, nel caso in cui l’esercente la potestà tutoria neghi il consenso ad attività diagnostiche, terapeutiche o assistenziali ritenute necessarie per la vita del minore;
se non riconosciuto alla nascita, a tutte le procedure per aprire immediatamente un procedimento di adattabilità;
se clandestino e in gravi condizioni di salute, ad avere un’autorizzazione da parte del Tribunale per
i minorenni a permanere con la presenza di un familiare sul territorio italiano per un periodo di tempo determinato; di essere aiutato, se in difficoltà, attraverso un progetto di sostegno.
avere sempre la migliore qualità delle cure
avere accanto in ogni momento i genitori o un loro sostituto adeguato
ricevere informazioni e facilitazioni che aiutino a prendersi cura del figlio durante la degenza
essere ricoverati in reparti pediatrici e aggregati per fasce d’età
ricevere la continuità dell’assistenza pediatrica 24 ore su 24
avere a disposizione figure in grado di rispondere alle loro necessità
essere trattati con tatto e comprensione, nel rispetto della loro intimità in ogni momento
essere informati insieme ai genitori riguardo la diagnosi e adeguatamente coinvolti nelle decisioni relative alle terapie
beneficiare di tutte le pratiche finalizzate a minimizzare il dolore e lo stress psicofisico
La diretta partecipazione all’adempimento di alcuni doveri è la base per usufruire pienamente dei propri diritti.
L’impegno personale ai doveri è un rispetto verso la comunità sociale e i servizi sanitari usufruiti da tutti i cittadini.
Il paziente ha il dovere di:
tenere un comportamento responsabile in ogni momento, nel rispetto e nella comprensione dei diritti degli altri malati, con la volontà di collaborare con il personale medico, infermieristico, tecnico e con la direzione del reparto o ambulatorio in cui si trova;
mantenere un rapporto di fiducia e di rispetto verso il personale sanitario (medico, infermieristico, tecnico), presupposto indispensabile per l’impostazione di un corretto programma terapeutico-
assistenziale;
informare tempestivamente i sanitari sulla propria intenzione di rinunciare, secondo la propria volontà, a cure e prestazioni sanitarie programmate, affinché possano essere evitati sprechi di tempi e risorse;
rispettare ambienti, attrezzature e arredi che si trovano all’interno della struttura ospedaliera, ritenendo gli stessi patrimonio di tutti e quindi anche propri;
rispettare gli orari di vita stabiliti dalla Direzione Sanitaria, al fine di permettere lo svolgimento della normale attività assistenziale e favorire la quiete e il riposo di altri pazienti. Si ricorda inoltre che per evidenti motivi igienico-sanitari e per il rispetto degli altri degenti presenti nella stanza ospedaliera é indispensabile evitare l’affollamento;
evitare qualsiasi comportamento che possa creare situazioni di disturbo o di disagio agli altri degenti;
informare il personale riguardo eventuali spostamenti all’interno dell’ospedale.
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